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Da domenica 3 luglio è possibile per i turisti arrivare alla Reggia Vanvitelliana di Caserta con l’autobus del Servizio pubblico.
Nel corso di un incontro tra i dirigenti della CLP Sviluppo Industriale spa, Azienda che garantisce il Trasporto Pubblico su gomma tra Napoli e Caserta, con i collaboratori del Dott. Felicori, nuovo direttore della Reggia di Caserta, è stato siglato un accordo che prevede una serie di corse nel contesto della autolinea Napoli – Caserta – Capua (via autostrada), dirette da Napoli alla Reggia di Caserta.
Nel quadro del servizio così programmato, sarà poi possibile per i cittadini di Capua e di Caserta e città limitrofe, di giungere a Napoli e all’Aeroporto di Capodichino senza dover usare il trasporto privato.
L’accordo stretto con la nuova Direzione della Reggia Vanvitelliana, uno dei più importanti siti culturali d’Italia, tende a favorire il flusso turistico al sito e a consentire la visita alla Reggia anche ai turisti non dotati di auto o altri mezzi di trasporto, a condizioni economiche vantaggiose. Infatti con soli € 3,10 per corsa semplice sarà possibile arrivare direttamente alla Reggia e tornare a Napoli comodamente seduti nei moderni e rapidi autobus di linea della CLP. Medesimi vantaggi per chi da Capua e zone limitrofe, vorrà arrivare alla Reggia e chi invece potrà recarsi all’Aeroporto di Capodichino per prendere l’aereo.
Di seguito elenchiamo gli orari feriali e festivi delle varie partenze da Napoli, capolinea Corso Meridionale altezza Garage Centrale e bar Carioca e da Capua dal terminal bus di via Napoli e arrivi sia alla Reggia che alle suddette Città:
I servizi inizieranno da domenica 3 luglio e proseguiranno in via sperimentale. La Società CLP prevede di apportare modifiche e migliorie secondo i suggerimenti che verranno dal dott. Felicori e dell’utenza.
Gli Amministratori Straordinari Prefettizi: Dr. Giovanni Armonioso , Dr. Vincenzo Molisso.

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Ticket Bus
 
€ 3.10  Napoli - Caserta
€ 3.10  Napoli - S.Maria C.V.
€ 3.10  Napoli - Capua
€ 3.10  Caserta - Napoli
€ 1.00  Caserta - S.Maria C.V.
€ 1.80  Caserta - Capua
€ 3.10  S.Maria C.V. - Napoli
€ 1.00  S.Maria C.V. - Caserta
€ 1.20  S.Maria C.V. - Capua
€ 1.20  Capua - S.Maria C.V.
€ 1.80  Capua - Caserta
€ 3.10  Capua - Napoli
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Orario Partenze da Napoli
 
FERIALE
Weekdays
FESTIVO
Holidays
 Napoli
08:45 13:00 20:30
 Caserta
09:30 13:40 21:10
 S.MariaC.V.
09:45 13:55 21:20
 Capua
10:00 14:10 21:35
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Orario Partenze da Capua
 
FERIALE
Weekdays
FESTIVO
Holidays
Capua
16:40 16:00 19:00
S.MariaC.V.
16:55 16:15 19:15
Caserta
17:15 16:30 19:30
Napoli
18:00 17:15 20:15
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Partners
081 5311707

0823 277468

  0823 961402

081 786111

  0823 798864

  89 2021
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Info Reggia
   sede   Palazzo Reale - Viale Douhet, 2/a - 81100 Caserta
  email   re-ce@beniculturali.it  
  pec   mbac-re-ce@mailcert.beniculturali.it  
   centralino   0823-277111  
   direzione   0823-277545
0823-277558
 
   biglietteria   0823-448084
0823-277580
 
   assistenza
 disabili
  0823-550026  
   chiusura
 settimanale
  martedi  
  orario
appartamenti
 e parco
  08:30 - 19:30  
  biglietti
appartamenti
storici
+
parco
+
giardino inglese
  (intero) euro 12,00
(ridotto) euro 6,00
 
  biglietti
solo
appartamenti
storici
  (intero) euro 9,00
(ridotto) euro 4,50
 
  aperture serali
del sabato
(7 maggio - 1 ottobre)
 
  Quadreria
Scalone d'onore
Volte di copertura
Arti decorative
 
  domeniche al museo  
 

La prima domenica di ogni mese, l'iniziativa “Domeniche al Museo” prevede la gratuità di tutti i musei e le aree archeologiche. In tali giorni, gli Appartamenti storici resteranno aperti gratuitamente, mentre il Parco della Reggia sarà visitabile a pagamento.

(intero) euro 5,00
(ridotto) euro 2,50
(dai 18 ai 25 anni non compiuti)
gratis fino a 18 anni.
 

 
     
  assistenza ai disabili  
 

L'assistenza ai disabili viene svolta da personale dislocato all'ingresso della Reggia; per usufruire di tale assistenza, è possibile rivolgersi al personale presente presso la Biglietteria.
Il progetto "S.I.T.In." (Servizi Integrati per un Turismo Inclusivo) svolge un servizio di accoglienza e orientamento per persone con disabilità presso l'Ente Provinciale del Turismo in Viale Douhet, Reggia di Caserta. 0823-550026.
info@turismoacaserta.it.
 

 
  come arrivare  
 
  • Aeroporto internazionale Napoli Capodichino, a 24 Km un servizio di autobus collega l’aeroporto con Caserta.

  • da Roma Autostrada A1( Milano Napoli) uscita Caserta nord;

  • da Napoli, Salerno, Bari Autostrada A30 uscita Caserta sud.

  • Parcheggio comunale seminterrato in Piazza Carlo III (nei pressi della Stazione)

  • Caserta è collegata con le maggiori città del nord e sud Italia direttamente o via Roma –Napoli con treni Eurostar , espressi e regionali;

  • Dalla stazione circa 5 minuti, attraverso il centro storico della città.
     

 
  google map
 
 
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Storia... ...wiki  
 

Il Palazzo reale di Caserta fu voluto dal Re di Napoli Carlo di Borbone, il quale, colpito dalla bellezza del paesaggio casertano e desideroso di dare una degna sede di rappresentanza al governo della capitale Napoli e al suo reame, volle che venisse costruita una reggia tale da poter reggere il confronto con quella di Versailles. Si diede inizialmente per scontato che sarebbe stata costruita a Napoli, ma Carlo di Borbone, cosciente della considerevole vulnerabilità della capitale a eventuali attacchi (specie da mare), pensò di costruirla verso l'entroterra, nell'area casertana: un luogo più sicuro e tuttavia non troppo distante da Napoli.

Dopo il rifiuto di Nicola Salvi, afflitto da gravi problemi di salute, il sovrano si rivolse all'architetto Luigi Vanvitelli, a quel tempo impegnato nei lavori di restauro della basilica di Loreto per conto dello Stato Pontificio. Carlo di Borbone ottenne dal Papa di poter incaricare l'artista e nel frattempo acquistò l'area necessaria, dove sorgeva il palazzo cinquecentesco degli Acquaviva, dal loro erede duca Michelangelo Caetani, pagandola 489.343 ducati, una somma che seppur enorme fu certamente oggetto di un forte sconto: Gaetani, infatti, aveva già subìto la confisca di una parte del patrimonio per i suoi trascorsi antiborbonici.


Luigi Vanvitelli
architetto della reggia
 

Il re chiese che il progetto comprendesse, oltre al palazzo, il parco e la sistemazione dell'area urbana circostante, con l'approvvigionamento da un nuovo acquedotto (Acquedotto Carolino) che attraversasse l'annesso complesso di San Leucio. La nuova reggia doveva essere simbolo del nuovo stato borbonico e manifestare potenza e grandiosità, ma anche essere efficiente e razionale.

Il progetto si inseriva nel più ampio piano politico di re Carlo di Borbone, che probabilmente voleva anche spostare alcune strutture amministrative dello Stato nella nuova Reggia, collegandola alla capitale Napoli con un vialone monumentale di oltre 20 km. Questo piano fu però realizzato solo in parte; anche lo stesso palazzo reale non fu completato della cupola e delle torri angolari previste inizialmente.

Vanvitelli giunse a Caserta nel 1751 e diede inizio subito alla progettazione del palazzo, commissionatogli con l'obbligo di farne uno dei più belli d'Europa. Il 22 novembre di quell'anno l'architetto sottopose al re di Napoli il progetto definitivo per l'approvazione. Due mesi dopo, il 20 gennaio 1752, genetliaco del re, nel corso di una solenne cerimonia alla presenza della famiglia reale con squadroni di cavalleggeri e di dragoni che segnavano il perimetro dell'edificio, fu posta la prima pietra. Tale momento viene ricordato dall'affresco di Gennaro Maldarelli che campeggia nella volta della Sala del Trono.

L'opera faraonica che il re di Napoli gli aveva richiesto spinse Vanvitelli a circondarsi di validi collaboratori: Marcello Fronton lo affiancò nei lavori del palazzo, Francesco Collecini in quelli del parco e dell'acquedotto, mentre Martin Biancour, di Parigi, venne nominato capo-giardiniere. L'anno dopo, quando i lavori della reggia erano già a buon punto, venne cominciata la costruzione del parco. I lavori durarono complessivamente diversi anni e alcuni dettagli rimasero incompiuti. Nel 1759, infatti, Carlo di Borbone di Napoli era salito al trono di Spagna (con il nome di Carlo III) e aveva lasciato Napoli per Madrid.

I sovrani che gli succedettero, Gioacchino Murat, che all'abbellimento della reggia diede un certo contributo, Ferdinando IV (divenuto poi dopo il congresso di Vienna Ferdinando I delle Due Sicilie), Francesco I, Ferdinando II e Francesco II, col quale ebbe termine in Italia la dinastia dei Borbone, non condivisero lo stesso entusiasmo di Carlo di Borbone per la realizzazione della Reggia. Inoltre, mentre ancora nel XVIII secolo non era difficile reperire manodopera economica grazie ai cosiddetti barbareschi catturati dalle navi napoletane nelle operazioni di repressione della pirateria praticata dalle popolazioni rivierasche del Nordafrica, tale fonte di manodopera si azzerò nel secolo successivo con il controllo francese dell'Algeria.

Infine, il 1º marzo 1773 morì Vanvitelli al quale successe il figlio Carlo: questi, anch'egli valido architetto, era però meno estroso e caparbio del padre, al punto che trovò notevoli difficoltà a compiere l'opera secondo il progetto paterno.


Palazzo
Veduta della facciata
 

La reggia, definita l'ultima grande realizzazione del Barocco italiano, fu terminata nel 1845 (sebbene fosse già abitata nel 1780), risultando un grandioso complesso di 1.200 stanze e 1.742 finestre, per una spesa complessiva di 8.711.000 ducati. Nel lato meridionale, il palazzo è lungo 249 metri, alto 37,83, decorato con dodici colonne. La facciata principale presenta un avancorpo centrale sormontato da un frontone; ai lati del prospetto, dove il corpo di fabbrica longitudinale si interseca con quello trasversale, si innestano altri due avancorpi. La facciata sul giardino è uguale alla precedente, ma presenta finestre inquadrate da lesene scanalate.

Il palazzo ricopre un'area di circa 47.000 m²; dispone di 1.026 fumaroli e 34 scale. Oltre alla costruzione perimetrale rettangolare, il palazzo ha, all'interno del rettangolo, due corpi di fabbricato che s'intersecano a croce e formano quattro vasti cortili interni di oltre 3.800 m² ciascuno.

Oltre la soglia dell'entrata principale alla reggia si apre un vasto vestibolo ottagonale del diametro di 15,22 metri, adorno di venti colonne doriche. A destra e a sinistra si inseriscono i passaggi che portano ai cortili interni, mentre frontalmente un triplice porticato immette al centro topografico della reggia.
 


Cappella Palatina
 

In fondo, un terzo vestibolo dà adito al parco. Su un lato del vestibolo ottagonale si apre il magnifico scalone reale a doppia rampa, un autentico capolavoro di architettura tardo barocca, largo 18,50 metri alto 14,50 metri e dotato di 117 gradini, immortalato in numerose pellicole cinematografiche. Ai margini del primo pianerottolo della scalinata si trovano due leoni in marmo di Pietro Solari e Paolo Persico, mentre il soffitto, caratterizzato da una doppia volta ellittica, fu affrescato da Girolamo Starace-Franchis con Le quattro Stagioni e La reggia di Apollo; sulla parete centrale è addossata una statua di Carlo di Borbone, opera di Tommaso Solari, affiancata da La verità e Il merito, realizzate rispettivamente da Andrea Violani e Gaetano Salomone.

La doppia rampa si conclude in un vestibolo posto al centro dell'intera costruzione. Di fronte si trova l'accesso alla grande Cappella Palatina, ispirata a quella della Reggia di Versailles; questo spazio, definito da un'elegante teoria di colonne binate che sostengono una volta a botte, è stato danneggiato durante la seconda guerra mondiale, quando andarono perduti gli organi e tutti gli arredi sacri, e quindi restaurato. Sul retro della cappella, ancora inglobato all'interno del palazzo, è posto il Teatro di Corte, caratterizzato da una pianta a ferro di cavallo, con una capienza di 450 posti: fu inaugurato nel 1769 alla presenza di Ferdinando I delle Due Sicilie.

Invece, alla sinistra del vestibolo si accede agli appartamenti veri e propri. La prima sala è quella degli Alabardieri, con dipinti di Domenico Mondo (1785), alla quale segue quella delle guardie del corpo, arredata in stile Impero e impreziosita da dodici bassorilievi di Gaetano Salomone, Paolo Persico e Tommaso Bucciano. La successiva sala, intitolata ad Alessandro il Grande e detta del "baciamano", è affrescata da Mariano Rossi, che vi rappresentò il matrimonio tra Alessandro e Rossane (1787). Si trova al centro della facciata principale e funge da disimpegno tra l'Appartamento Vecchio e l'Appartamento Nuovo.


Sala del trono
 

L'Appartamento Vecchio,
posto sulla sinistra, fu il primo a essere abitato da Ferdinando IV e dalla consorte Maria Carolina ed è composto da una serie di stanze con pareti rivestite in seta della fabbrica di San Leucio. Le prime quattro stanze, di conversazione, sono dedicate alle quattro stagioni e affrescate da artisti come Antonio Dominici e Fedele Fischetti. Segue lo studio di Ferdinando II, con dipinti a tempera di Jakob Philipp Hackert che rappresentano vedute di Capri, Persano, Ischia, la Vacchieria di San Leucio, Cava de' Tirreni e il giardino inglese della reggia stessa. Dallo studio si accede, mediante un disimpegno, alla camera da letto di Ferdinando II, i cui mobili però furono distrutti e rifatti in stile Impero dopo la morte del sovrano a causa di una malattia contagiosa. Oltre la camera è la sala dei ricevimenti, che, mediante una serie di anticamere, è collegata direttamente alla Biblioteca Palatina e quindi alla cosiddetta Sala Ellittica, che ospita un fulgido esempio di presepe napoletano.

L'Appartamento Nuovo,
posto sulla destra della sala di Alessandro il Grande, fu costruito tra il 1806 e il 1845. Vi si accede tramite la Sala di Marte, progettata da Antonio de Simone in stile neoclassico e affrescata da Antonio Galliano. Proseguendo oltre l'adiacente Sala di Astrea, con rilievi e stucchi dorati di Valerio Villareale e Domenico Masucci, si giunge quindi all'imponente Sala del Trono, che rappresenta l'ambiente più ricco e suggestivo degli appartamenti reali. Questo era il luogo dove il re riceveva ambasciatori e delegazioni ufficiali, in cui si amministrava la giustizia del sovrano e si tenevano i fastosi balli di corte. Una sala lunga 36 metri e larga 13,50, ricchissima di dorature e pitture, che fu terminata nel 1845 su progetto dell'architetto Gaetano Genovese. Intorno alle pareti corre una serie di medaglioni dorati con l'effigie di tutti i sovrani di Napoli, da Ruggero d'Altavilla a Ferdinando II di Borbone (tranne Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat), poi un'altra serie con gli stemmi di tutte le province del regno, mentre nella volta domina l'affresco di Gennaro Maldarelli (1844) che ricorda la cerimonia della posa della prima pietra. Le successive stanze rappresentano il cuore dell'Appartamento Nuovo e furono ultimate dopo il 1816. Tra queste si ricorda la camera di Gioacchino Murat, in stile Impero, con mobili in mogano e sedie con le iniziali dello stesso Murat.

Quadreria,
Sala I. Conserva i dipinti orientalisti di Michele Scaroina, che attestano l'interesse sempre vivo da parte della corte borbonica per la civiltà orientale.
Sala II. Raccoglie le opere dei migliori allievi dell'Accademia di belle arti di Napoli; si segnala il dipinto del pittore foggiano Giuseppe De Nigris Paesaggio con Ossian e giovinetta che suona la cetra che indica quanto fosse viva l'opera dello scrittore James Macpherson autore de I canti di Ossian.
Sala III. Da segnalare l'opera dell'anconetano Francesco Podesti Leonardo che presenta il pensiero del Cenacolo al Duca di Milano Ludovico il Moro che si caratterizza per la raffinata esecuzione e la puntuale ambientazione storica.
Sala IV. La sala contiene una collezione di nature morte.
Sala V. Sono qui esposti dipinti della scuola di Salvator Rosa.
Sala VI. Vi si ammirano le opere legate al tema "I Santi: la Passione ed il Martirio".
Sala VII e sala VIII. Vi ha sede la collezione di ritratti della Corte Borbonica e delle corti europee a essa legate con vincoli matrimoniali.
Sala IX. È dominata dalla tela del pittore Salvatore Fergola Inaugurazione della Ferrovia Napoli-Portici.

Terrae Motus,
Si tratta di una collezione di arte contemporanea, voluta da Lucio Amelio, donata alla reggia nel 1994: comprende circa una settantina di opere di autori come Joseph Beuys, Keith Haring, Anselm Kiefer, Andy Warhol e artisti italiani.
 



Veduta del parco
 

Il parco reale di Caserta si estende per 3 chilometri di lunghezza, con sviluppo sud-nord, su 120 ettari di superficie. In corrispondenza del centro della facciata posteriore del palazzo si dipartono due lunghi viali paralleli fra i quali si interpongono una serie di suggestive fontane che, partendo dal limitare settentrionale del Giardino all'italiana, collegano a questo il Giardino all'inglese:

la Fontana Margherita;
la Vasca e Fontana dei Delfini;
la Vasca e Fontana di Eolo;
la Vasca e Fontana di Cerere;
Cascatelle e Fontana di Venere e Adone;
La fontana di Diana e Atteone, sovrastata dalla Grande Cascata.

Le vasche sono popolate da numerosi pesci, specialmente carpe e carassidi, e vi vegetano piante acquatiche delle specie Myriophyllum spicatum e Potamogeton crispus.

La Fontana Margherita, o del Canestro, chiude il giardino all'italiana e apre il percorso verso l'inglese con la prima delle vasche a sviluppo longitudinale.

La Fontana dei tre delfini rappresenta la figura di un mostro marino con la testa e il corpo di un delfino. L'opera fu eseguita da Gaetano Salomone. Quella dei Delfini, presenta una vasca misurante 470 metri per una larghezza di 27 e una profondità di 3 metri. Prende il nome dalla soprastante fontana formata da giganteschi delfini di foggia grottesca dalle cui bocche proviene l'acqua che l'alimenta.
 


Fontana di Eolo e alle spalle la cascata
 

La Fontana di Eolo rappresenta il dio che, sollecitato da Giunone, suscita la furia dei venti contro Enea e i Troiani. L'opera fu eseguita da Gaetano Salomone, Brunelli, Violani, Persico e Solari. È adorna di ventotto statue di venti a fronte delle cinquantaquattro previste dal progetto originale, è una delle opere incompiute del parco: il progetto, di cui resta solo un modello in legno predisposto dallo stesso Vanvitelli, prevedeva un grande gruppo scultoreo di Eolo e Giunone su un carro trainato da pavoni. Grandioso comunque, l'emiciclo a porticato che chiude superiormente la vasca alimentata da una cascata che chiude come un velo alcuni fornici del portico.

Più avanti, la Fontana di Cerere, opera in marmo di Carrara di Gaetano Salomone, va a formare sette cascatelle ed è ornata di delfini e tritoni, Nereidi, statue dei fiumi Oreto e Simeto, tutte sprizzanti alti getti d'acqua. La scultura rappresenta Cerere che sostiene la medaglia della Trinacria. Completano la fontana una statua di Cerere che mostra un medaglione con la Trinacria e tutt'intorno ninfe e draghi. Le conchiglie, i tritoni e le anfore delle due divinità a lato della Dea rappresentano i fiumi siciliani dai quali sgorgano forti zampilli d'acqua.

A chiudere la serie delle fontane, prima della Grande Cascata, la Fontana di Venere e Adone: un grandioso gruppo marmoreo che mostra Venere intenta a dissuadere Adone dall'andare a caccia per evitare che possa essere ucciso da un cinghiale. Intorno ai protagonisti, ninfe, cani, fanciulli e amorini.

In fondo al parco troneggia la Grande Cascata, da cui una notevole mole d'acqua precipita in un bacino adorno del celebre gruppo di Diana e Atteone (opera di Paolo Persico, Tommaso Solari e Angelo Brunelli). Da una parte, Diana, circondata da ninfe, sta per immergersi nelle acque; dall'altra, Atteone, che aveva osato guardare Diana nella sua nudità, è già in parte trasformato in cervo e intorno a lui si agitano i cani che lo sbraneranno.
 



Giardino all'italiana
Peschiera
 

Nell'area del Giardino all'italiana si giunge alla Peschiera Vecchia, costruita nel 1769 e voluta da Ferdinando IV per dilettarsi con piccole battaglie navali, mentre la Castelluccia, prima che fosse adibita ad abitazione per scampagnate, era il centro delle finte battaglie terrestri. Nella vasca, si allevavano i pesci che venivano serviti alla mensa reale. Tale vasca, venne realizzata sotto la direzione dall'architetto Collecini, durante l'assenza del maestro, che realizza come responsabile generale dei lavori. Collecini si dedica alla costruzione della Peschiera nel parco e rimoderna l'edificio della Castelluccia, nell'estremità orientale del bosco, trasformandolo in padiglione di giochi per il diciottenne re Ferdinando. Nel 1789 termina la costruzione della grande vasca con un isolotto al centro che per le sue dimensioni (270 x 105 m),è chiamata poi Peschiera Grande.La vasca presenta una pianta rettangolare delimitata da un parapetto interrotto da imbarcaderi che si affacciano sullo specchio d'acqua.

Il luogo era destinato alle esercitazioni per le battaglie navali del piccolo Ferdinando IV e prevedeva l'impiego di modellini appositamente costruiti. Al centro della vasca si distingue, sotto la folta vegetazione, un isolotto detto la “pagliara”, che doveva contenere un padiglione con frecce e cannoncini, poi trasformato in luogo per l'intrattenimento degli ospiti. Le batteglie navali si svolgevano nella Peschiera Grande e consistevano in un assalto che il re in persona, a capo di una flottiglia di barche, conduceva contro la "pagliara" che sorgeva sull'isolotto, munita come un fortino di "saettiere" e cannoncini. Per la manutenzione della "flotta" erano stati trasferiti appositamente un congruo numero di marinai, i "Liparoti" originari dell'isola di Lipari per i quali era stato costruito un apposito quartiere nei pressi della "peschiera". Durante le simulazioni militari, seppur in piccola dimensione, furono utilizzati dei veri e propri cannoncini, fucili e mortai.

Si tratta di un lago artificiale costruito nel Parco della Reggia nell'anno 1769 dall'architetto Collecini. Il lago, con un isolotto al centro, è lungo 270 metri, largo 105 e profondo 3,50. Tra il 1769 e il 1773, progettato per il divertimento del Re Ferdinando IV, vi si svolgevano finte battaglie terrestri e marittime con modelli di navi in scala ridotta. Vennero anche insediati in alcune abitazioni, nei pressi della vasca, dei marinai con le loro famiglie; "Liparoti" per poter organizzare i giochi nautici.

Poco distante si trova la Castelluccia, una sorta di fortezza in miniatura edificata nel 1769 per il divertimento e, forse, l'istruzione militare dei Principi reali. In origine, la torre ottagonale, il ponte levatoio, e soprattutto, una cinta bastionata, rendevano chiaro il carattere militare (sia pure di gioco) della struttura. Ma, nel 1819 la trasformazione dei bastioni in giardini ha modificato il disegno iniziale.
 


Giardino all'inglese
Scorcio del giardino inglese

 

All'interno del parco fu realizzato da John Andrea Graefer un giardino voluto dalla regina Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV, secondo i dettami dell'epoca che videro prevalere il giardino detto "di paesaggio" o "all'inglese", sottolineatura dell'origine britannica di spazi il più possibile fedeli alla natura (o almeno alla sua interpretazione secondo i canoni del Romanticismo).

La regina fu convinta da sir William Hamilton, inviato straordinario di sua maestà britannica presso il Regno delle Due Sicilie il quale, per individuare l'esperto progettista del giardino, si rivolse a sir Joseph Banks, noto per gli studi botanico-naturalisti e per aver partecipato con il capitano James Cook alla leggendaria spedizione dell'Endeavour. La scelta cadde su John Andrew Graefer, figura di spicco tra i botanici anglosassoni, allievo di Philip Miller. Graefer era noto nell'ambiente botanico internazionale anche per aver introdotto in Inghilterra numerose piante esotiche, alcune delle quali dal remoto Giappone.

L'opera di John Andrea Graefer cominciò nel 1786 e consentì al giardino di formarsi, di anno in anno, con piante e sementi individuate a Capri, Maiori, Vietri, Salerno, Cava de' Tirreni, Pedemonte, Agnano, Solfatara, Gaeta. Nel 1789, mentre proseguiva il suo lavoro al Giardino Inglese, Graefer pubblicò in Inghilterra il Catalogo descrittivo di oltre millecento Specie e Varietà di Piante Erbacee e Perenni.

Il giardino è caratterizzato dall'apparente disordine "naturale" di piante (molte le essenze rare e, comunque, non autoctone), corsi d'acqua, laghetti, "rovine" secondo la moda nascente derivata dai recenti scavi pompeiani. Di spicco, il bagno di Venere, il Criptoportico, i ruderi del Tempio dorico.

Le fontane del parco sono alimentate dall'Acquedotto Carolino, che fu inaugurato nel 1762 da re Ferdinando IV. Quest'opera che attinge l'acqua a 41 km di distanza è, per la maggior parte, costruita in gallerie, che attraversano 6 rilievi, e 3 viadotti (molto noto quello denominato "I ponti della Valle" sito in Valle di Maddaloni, di 60 metri di altezza e 528 metri di lunghezza, ispirato agli acquedotti di epoca romana).

Il suo autore, John Andrea Graefer, lasciò la Reggia di Caserta il 23 dicembre 1798 imbarcandosi sulla nave dell'ammiraglio Horatio Nelson insieme con la famiglia reale in fuga dall'arrivo dei francesi. Il giardino fu curato negli anni successivi dai tre figli di Graefer che presero in fitto il giardino dal Direttorio francese di Napoli e lo curarono salvandolo dalla rovina.
Cultura di massa

Il regista cinematografico George Lucas ha girato diverse scene dei film La minaccia fantasma e L'attacco dei cloni, ovvero il primo e il secondo episodio della serie Guerre stellari, all'interno della Reggia di Caserta (i cui interni sono stati riproposti come la reggia del pianeta Naboo). Inoltre, nella Reggia sono state ambientate alcune parti dei film Donne e briganti, Ferdinando I° re di Napoli, Il pap'occhio, Sing Sing, Li chiamarono... briganti!, Ferdinando e Carolina, Mission: Impossible III e Io speriamo che me la cavo; alcune scene della seconda serie televisiva di Elisa di Rivombrosa sono ambientate nella Reggia, anche se in realtà sono state girate all'interno di una località romana.

Va segnalata anche la pellicola I tre aquilotti del 1942, per la regia di Mario Mattoli, che vede un giovanissimo Alberto Sordi impersonante la parte di un allievo ufficiale dell'Accademia della Regia Aeronautica, all'epoca dislocata presso la Reggia di Caserta.

Gli interni del palazzo sono anche presenti nelle fiction RAI Giovanni Paolo II, dove ricreano gli interni dei Palazzi Vaticani, e Luisa Sanfelice.

Dal 17 al 20 giugno 2008 la Reggia è stata utilizzata per alcune riprese della troupe cinematografica del film Angeli e Demoni, ispirato all'omonimo romanzo di Dan Brown, autore anche del best seller Il codice da Vinci.

Curiosità
Nel 1861, con la nascita del Regno d'Italia, funzionari sabaudi censirono quanto contenuto nella Reggia. Il bidet fu così inventariato: "strano oggetto a forma di chitarra".

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Credit

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